Teatro Mancinelli

Comune: Orvieto
Architettura secondo il periodo: Architettura neoclassica
Altre emergenze architettoniche e culturali: Teatri

Il Teatro Comunale Macinelli è ospitato in uno splendido edificio neoclassico posto lungo Corso Cavour al civico 122. Venne inaugurato nel 1863 è intitolato ai fratelli Mancinelli, entrambi direttori d'orchestra di chiara fama, nel 1922.
 

Teatro Mancinelli
Teatro Mancinelli


Il progetto originario del teatro di Orvieto risale alla prima metà del XIX secolo a firma dell'architetto Giovanni Santini, tuttavia la mancanza di fondi impedì l'esecuzione dei lavori ed impose l'abbandono del progetto. Fu qualche decennio dopo, nel 1853, che prese avvio la costruzione sotto la guida ed il progetto dell'architetto (Roma 1808 - Roma 1882),  fratello dell’arcivescovo della diocesi orvietana Monsignor Giuseppe Maria Vespignani. I lavori terminarono soltanto una decina di anni dopo, quando nel 1862 fu completata la copertura, ancor oggi si legge su una delle capriate del tetto “fu fatta questa incavallatura nell’anno 1862 e alli 13 di giugno fu messa a posto. 
Portata a termine la costruzione dell’edificio, si diede inizio alla delicata fase dei lavori riguardanti la decorazione interna. Sempre da Roma venne chiamato un altro grande artista, Cesare Fracassini (1838 – 1868) e fu lui ad occuparsi della decorazione interna, assieme al perugino Annibale Angelini (1812-1884). A quest’ultimo, già specializzatosi nella pittura murale di importanti palazzi romani e noto anche come scenografo, fu affidata la parte decorativa del teatro, mentre al romano di origine orvietana Fracassini, purtroppo prematuramente scomparso, fu affidata la pittura di figura.

L'impianto architettonico dell'edificio all'esterno è caratterizzato da due ordini di portici costituiti da sette arcate: il porticato inferiore, che costituisce l'atrio esterno del teatro, è chiuso da un'elegante cancellata; il superiore, che corrisponde alla galleria del ridotto, è decorato da lesene sormontate da capitelli di ordine corinzio e da grandi vetrate.

 

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Teatro Mancinelli interno
Teatro Mancinelli,  interno

All'interno la sala si presenta nella classica forma del teatro all’Italiana, con pianta a ferro di cavallo e diversi ordini di palchi. Entrando in platea si ha modo di ammirare l’eleganza dell’ampio spazio interno, illuminato da uno splendido lampadario riccamente decorato in linea con l’ideale classico neo-cinquecentesco, in voga nel XIX secolo. Ad impreziosire il plafond sono infatti le dodici allegorie delle Ore che scorrono nelle vesti di figure femminili sospese nell’etere, ad opera del Fracassini1.
All’esterno di questo girotondo di allegorie, sono i ritratti di alcuni compositori di musica come Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Mercadante e Pacini; seguono i poeti Metastasio, Alfieri, Goldoni, Romani, e i compositori di ballo Rota e Vigano. Tutti i ritratti sono eseguiti a monocromo e di profilo, sul modello classico delle medaglie antiche. 
Sull’arco armonico, all’interno di tre esagoni, sono invece raffigurate, entro cornici circolari, tre delle nove muse figlie di Zeus e della ninfa Mnemosine: Melpomene che presiede alla tragedia, Euterpe, considerata l’inventrice e la protettrice della musica, e Talia che simboleggia la commedia e la satira.
Da segnalare per la sua eleganza anche il "comodino"2, dipinto su tela dal perugino Annibale Angelini. Esso propone una finta architettura che crea l’illusione tridimensionale di un interno a 360°. Altrettanto notevole il sipario principale, detto "storico" per il soggetto databile 535 d.C., opera del Fracassini, che rappresenta Belisario con il suo esercito bizantino, mentre libera Orvieto dall’assedio dei Goti

 

Teatro Mancinelli corridoio
Teatro Mancinelli 

Particolarmente elegante ed accogliente è il foyer al piano nobile, dove una bellissima galleria con volta a botte richiama ancora una volta gli stilemi del mondo classico e rinascimentale. Il motivo dell’arco, che ritroviamo anche nei portici esterni dell’edificio, viene qui ripreso su tutti e quattro i lati. Stile classico che è riproposto anche nella scelta degli elementi ornamentali come rosette, capitelli corinzi e balaustre. Alzando gli occhi al soffitto, al centro di ogni lato, entro rettangoli sono rappresentate le 4 Stagioni: e cioè la primavera con il trionfo d’amore, l’estate con la mietitura, l’autunno col ritorno della vendemmia, l’inverno con la caccia al cinghiale. Nelle nicchie quattro soggetti raffiguranti Apollineo, Faunetto, Venere e Psiche furono realizzate in gesso sul modello di statue marmoree classiche. 

Al centro del soffitto della Sala Gialla, così chiamata per il colore giallo oro della carta da parati, Fracassini dipinse, sempre a tempera, l’Armonia. Nella Sala Blu, che deve il nome al colore della carta da parati, è raffigurata la Poesia alata che sta per prendere la lira che un altro Genio le porge.

L’inaugurazione del nuovo teatro comunale avvenne il 19 maggio 1866 con "La Favorita" di Donizetti. Maestro concertatore fu Marino Mancinelli, nato ad Orvieto nel 1842 e morto suicida a Rio de Janeiro nel 1904, fratello maggiore di Luigi Mancinelli (1848 – 1921), anch'egli direttore d'orchestra. Nel 1922 Orvieto tributò ad entrambi i fratelli, Luigi e Marino, onoranze ufficiali nel teatro, chiamato appunto Mancinelli in loro onore, ponendo lungo la scalinata dei vari ordini, i 2 busti dei "fratelli insigni" scolpiti da Paolo Pollidori, altri due busti presenti nelle nicchie della scala rappresentano invece Vespignani e Fracassini3,

Fonti e note

  1. 1

    Sopra l’orologio si scorge l’Aurora e a seguire, proseguendo con lo sguardo verso destra, la Preghiera, il Bagno e la Toletta, quindi il Lavoro e il Vitto, la Ricreazione e lo Studio, per poi proseguire con il Passeggio, la Malinconia, la Società ed infine il meritato Riposo.

  2. 2

    Il comodino è una velario in tela, posto all'interno del palcoscenico, formato da due parti fisse poste ai lati e una parte mobile, spesso ornata con decorazioni e dipinti, sistemata parallelamente al sipario principale.

  3. 3

    Baiocco, G., Il Mancinelli. Storia e vita di un teatro. Viterbo: Nuovi equllibri. 2007.

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