Pozzo di San Patrizio

Comune: Orvieto
Architettura secondo il periodo: Architettura rinascimentale
Pozzo di San Patrizio
Pozzo di San Patrizio

Il Pozzo di San Patrizio, situato in posizione centrale e sopraelevata nel tessuto urbano di Orvieto, costituisce uno dei più rilevanti esempi di ingegneria idraulica rinascimentale. L’opera fu avviata nel 1527 su incarico di papa Clemente VII, rifugiatosi in città durante il sacco di Roma1, con la finalità di garantire un approvvigionamento idrico autonomo alla Fortezza Albornoz in caso di assedio. La progettazione fu affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, mentre il completamento, avvenuto nel 1543 sotto il pontificato di Paolo III, fu curato da Simone Mosca.

Il pozzo presenta una sezione circolare con diametro di circa tredici metri e una profondità interna di 53,15 metri, sufficiente a raggiungere la falda acquifera sottostante. L’elemento strutturale più significativo è il sistema delle due scale elicoidali indipendenti, sviluppate secondo un modello già sperimentato dal Sangallo nella scala del Belvedere in Vaticano. Le due rampe, ciascuna composta da 248 gradini di ampia pedata, si , consentendo la circolazione separata delle bestie da soma impiegate per il trasporto dell’acqua. Le scale sono illuminate da oltre settanta aperture disposte lungo il perimetro, che garantiscono aerazione e visibilità costante. La particolare configurazione spaziale genera effetti prospettici che rendono percepibili i movimenti dei percorsi opposti pur mantenendo la separazione funzionale.

 

La struttura esterna si presenta come un corpo cilindrico basso e massiccio, decorato con i gigli farnesiani, emblema di Paolo III. All’ingresso è collocata la nota iscrizione «quod natura munimento inviderat, industria adiecit», che sintetizza la funzione dell’opera quale integrazione artificiale alle carenze idriche del sito orvietano. Durante gli scavi furono rinvenuti reperti etruschi, indicativi della stratificazione archeologica dell’area.

Pozzo di San Patrizio esterno
Ingresso del Pozzo di San Patrizio

Originariamente denominato “Pozzo della Rocca”, l’edificio assunse solo nell’Ottocento il nome di “Pozzo di San Patrizio”, per volere dei monaci del vicino convento dei Servi, i quali assimilarono la struttura orvietana al famoso pozzo del santo irlandese, da cui si raccontava che si potesse discendere fino al Purgatorio, il tutto senza alcun riferimento a figure locali. Oggi la struttura è integralmente conservata e costituisce un caso di studio rilevante per la storia delle tecniche costruttive e dei sistemi idraulici in ambito fortificato2. Durante la costruzione del pozzo vennero ritrovati numerosi reperti archeologici risalenti all'epoca etrusca.

Fonti e note

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    "L'8 dicembre 1527 il Pontefice Clemente VII, scampato al Sacco di Roma giungeva ad Orvieto, ed impressionato per la scarsità dell'acqua potabile nella città, ordinava la costruzione di quattro grandi cisterne in vari punti della città e ad Antonio da Sangallo il pozzo della Fortezza, detto poi il pozzo di S. Patrizio per la sua somiglianza con la caverna formata nell'isola irlandese sul lago di Dearg. Probabilmente il Sangallo si ispirò alla scala del campanile di S. Nicola degli Agostiniani a Pisa (Nicolò Pisano). Il masso tufaceo fu trapanato fino a trenta metri di profondità, ed essendo venuto a mancare questo, si seguitò a scavare con rivestimento di mattoni, per altrettanti metri sino al rinvenimento di acqua sorgiva." Tarchi, U., (1937). L'arte nell'Umbria e nella Sabina. Vol. Quinto. Periodo del Rinascimento (e secoli posteriori). Architettura Civile. (dal principio del sec. XV a tutto il sec. XVIII).Milano: Treves. Tav. LXXVII

  2. 2

    Open Data Regione Umbria https://dati.regione.umbria.it/
    Il Pozzo di San Patrizio. Scheda a cura del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo http://www.beniculturali.it/ visitato nel mese di gennaio 2014.

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