La Scarzuola e la Città Buzziana

Comune: Montegabbione
Altre emergenze architettoniche e culturali: Architettura industriale e civile
Scarzuola
Scarzuola

L’opera si colloca all’interno della proprietà che ospita il complesso francescano della Scarzuola, risalente al XIII secolo. Deve forse il suo nome ad una capanna di scorza (paglia) che, secondo la tradizione, San Francesco costruì durante una delle sue peregrinazioni. In quel luogo venne edificata nel 1282 dal nobile Nerio di Bulgaruccio dei Conti di Montegiove, una chiesa con un piccolo convento francescano. Nell'abside della chiesa, dedicata alla Santissima Annunziata, è un affresco della prima metà del XIII secolo, raffigurante san Francesco in levitazione. Si tratta di una delle prime raffigurazioni del santo, ancora fuori dai canoni dell’iconografia ufficiale. Il convento, abbandonato dai frati nel Settecento, fu possesso dei marchesi Misciattelli di Orvieto fino al 1956 quando fu rilevato da uno dei maggiori architetti italiani del Novecento, il milanese Tommaso Buzzi (1900-1981).1
Buzzi realizza la propria idea di “città ideale” utilizzando il linguaggio ermetico proprio dell’aristocrazia massonica del Settecento. In questo luogo il progettista, influenzato dal contatto con la religione buddista prima e dallo spiritualismo francescano poi, abbandona definitivamente la vita agiata e aristocratica per intraprendere una vita più umile e simile a quella dei contadini umbri. 
Della città ideale, ribattezzata Buzzinda, non esiste un vero e proprio progetto, ma soltanto un grande numero di “schizzi e ghiribizzi” realizzati sui supporti più improbabili, frutto della fantasia e del sapere del progettista. 
L’opera si sviluppa attorno a un anfiteatro centrale cui si accede attraverso un percorso che dal convento francescano consente di raggiungere Buzzinda, che può essere così osservata dall’alto. La vista dall’anfiteatro immerge il visitatore all’interno di una scena teatrale, in cui tuttavia egli viene a sua volta osservato dall’imponente occhio che si trova sulla quinta teatrale antistante. A sinistra, questa assume la forma di un edificio classico, il Teatro dell’Arnia, mentre a destra si configura come un accumulo di costruzioni che compongono l’Acropoli, in cui gli edifici riproducono in scala ridotta i monumenti propri della classicità (dal Partenone al Colosseo, dal tempio all’arco di trionfo). 
Dal punto di vista materico e cromatico, la cittadella è fortemente connotata dal tufo, di cui incarna una sorta di abaco dei possibili utilizzi. L'ibridazione tipologica si riflette anche nella contaminazione delle soluzioni e delle tecniche costruttive impiegate. 
Proprio la presenza della vegetazione conferisce a Buzzinda il senso di incompiutezza auspicato dal progettista: egli desidera che della sua opera non rimanga traccia e che essa sia col tempo interamente inglobata all’interno della vegetazione e del paesaggio, divenendo una rovina e acquisendo il fascino del “non-finito” capace di includere la dimensione temporale. Ne scaturisce un’architettura allegorica, carica di allusioni simboliche e riferimenti, al punto che i nomi attribuiti ai singoli elementi architettonici risultano essere importanti tanto quanto le forme adottate. L'opera di Tomaso Buzzi è iniziata nel 1958 e terminata nel 1978. 2

Fonti e note

  1. 1

    Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)

  2. 2

    "La scarzuola – Scheda Opera". Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, Ministero della Cultura – Direzione generale Creatività contemporanea, Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale, responsabile scientifico Paolo Belardi, scheda ultima modifica 2023-01-27 16:08:31. https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=956 

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