Chiesa di San Paolo e Sant' Ubaldo di Monticelli

Comune: Marsciano
Edifici religiosi: Chiese
Aneddotica: Leggende
Perché è interessante
Documentata dal 1115, quando papa Pasquale II ne confermò il possesso ai monaci benedettini del monastero di San Pietro di Perugia, la chiesa testimonia i legami tra le fondazioni rurali e il cenobio perugino. Di un edificio medievale più ampio e in gran parte crollato sopravvive solo una piccola parte, che conserva affreschi trecenteschi attribuiti a Meo da Siena (1315-1319), con Crocifissione, Madonna e santi. È nota anche come chiesa di Sant’Ubaldo.
Disegno della CHiesa di San Paolo e Sant'Ubaldo
Chiesa di San Paolo e Sant'Ubaldo

La chiesa di San Paolo e Sant’Ubaldo di Monticelli sorge all’ingresso dell’abitato di Monticelli, nel territorio di Marsciano, all’interno di un complesso storico che conserva testimonianze delle trasformazioni architettoniche e religiose avvenute nel corso dei secoli.

La prima attestazione documentaria conosciuta risale al 1115, quando papa Pasquale II confermò ai monaci benedettini del monastero di San Pietro di Perugia il possesso della chiesa di San Paolo di Monticelli. Il possesso fu ribadito da conferme pontificie del 1137, 1144, 1145 e 1231. Dopo un lungo periodo di appartenenza al monastero, dal 1665 la chiesa non risulta più concessa in beneficio a terzi, ma direttamente dipendente dall’amministrazione monastica.

Sebbene la dedicazione storica sia a san Paolo, l’edificio è noto localmente come chiesa di Sant’Ubaldo, per la presenza di un’immagine del santo al suo interno: una tela lo raffigura mentre libera un uomo posseduto dal demonio. Al luogo sono legate anche alcune leggende. Secondo una di esse, san Costanzo, vescovo e patrono di Perugia, per sfuggire alla persecuzione dei cristiani del 174 d.C., sotto l’imperatore Marco Aurelio, si sarebbe rifugiato in una grotta a Monticelli insieme a un amico di nome Anastasio. Da quest’ultimo, secondo un’altra leggenda, sarebbe derivato il casato degli Anastasi.

La chiesa medievale era in origine molto più ampia dell’edificio oggi conservato, secondo una fonte, Vincenzo Sereni fece demolire la chiesa pericolante e l’edificio attuale non sarebbe altro che la sua sagrestia; tuttavia le mappe catastali dello Stato della Chiesa del 1720-29 la mostrano ancora intatta ma durante la visita pastorale del 1763 il vescovo Filippo Amadei descrisse una piccola chiesa ricavata dalla sagrestia di un edificio precedente, più grande e ormai in gran parte crollato. 

La chiesa è di piccole dimensioni. La facciata è semplice, con tetto a capanna interrotto in sommità da un campanile a vela; il portale è squadrato e affiancato da lesene che sorreggono un timpano. Accanto al portale si aprono due finestrelle, dette “del viandante”, che permettono di vedere l’immagine sacra all’interno anche a porta chiusa.

L’interno conserva pitture murali che la visita pastorale del 1763 attribuisce a Meo da Siena e data al periodo 1315-1319. Sulla parete dietro l’altare, in alto, è raffigurata una Crocifissione con ai lati san Pietro, san Paolo e la Maddalena; in basso compare una santa con una corona in testa e un oggetto simile a un piccolo contenitore. Al centro della parete si trova la Madonna con il Bambino, tra san Giovanni Battista e un altro santo con il libro in mano. Tra i santi del ciclo la visita del 1763 ricorda anche san Costanzo, vescovo di Perugia.

Meo da Siena, la cui attività pittorica documentata si interrompe tra il 1330 e il 1333, è considerato il divulgatore in Umbria dell’arte di Duccio di Boninsegna e restò a sua volta affascinato dalla miniatura perugina di quegli anni. Le sue pitture conferiscono alla piccola chiesa un particolare interesse nel panorama della pittura religiosa umbra del primo Trecento 1 .

La chiesa appartiene al più ampio complesso storico di Monticelli, che nel corso dei secoli ha avuto destinazioni diverse, da insediamento religioso a residenza signorile. Gli edifici del complesso sono stati interessati da un importante restauro e recupero conservativo tra il 1999 e il 2014. 2 .

Fonti e note

  1. 1

    Secondo una fonte, la presenza di una chiesa tanto grande e di dipinti così importanti in un luogo isolato si spiega con l’antica viabilità medievale: la perduta via Orvietana, che passava per il contado di Porta Eburnea e attraversava il territorio di Monticelli a est, e la via Cassia, che lo lambiva a ovest. In un tratto di 16 km a nord e a sud di Monticelli si contavano nel Medioevo almeno sette ospizi per viandanti e ospedali per malati, in genere gestiti da ordini religiosi, e non è escluso che anche il monastero benedettino di Monticelli accogliesse viandanti e pellegrini. Questo spiegherebbe anche la presenza di un baldacchino destinato alle visite papali.

  2. 2

    Farnedi, G., Togni, N., Chiesa di San Paolo e Sant'Ubaldo, Monticelli. Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria. Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, p.98.
    “La storia di Castello Monticelli.” Castello Monticelli, castellomonticelli.com/la-storia/. Consultato il 24 ottobre 2026.

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