Abbazia di San Benedetto in Fundis

Comune: Stroncone
Edifici religiosi: Abbazie, eremi, monasteri
Abbazia di San Benedetto in Fundis
Abbazia di San Benedetto in Fundis

L’abbazia di San Benedetto in Fundis, incastonata tra “Stroncone” e “Miranda”, tra il “Monte Rotondo” e il “Monte Terminuto”, costituisce una delle più arcaiche testimonianze monastiche dell’Umbria meridionale. Sebbene le prime attestazioni documentarie certe risalgano al “XII secolo” - come la lapide del 1185 murata sulla facciata di San Nicolò a Stroncone che ricorda una donazione della comunità locale - le origini del sito sono molto più remote.

Per lungo tempo la datazione è stata oggetto di dibattito: antiche tradizioni seicentesche parlavano del 1203, mentre un documento del 771 è stato recentemente riattribuito al territorio reatino. Tuttavia, l’analisi architettonica delle strutture superstiti ha permesso di formulare una cronologia più attendibile, collocando la fondazione tra il “IX e il X secolo”. È probabile che il cenobio sia stato fondato da monaci provenienti da “Farfa”, in cerca di rifugio dopo le devastazioni saracene.

Nel corso del Medioevo, il monastero si affermò come una delle principali istituzioni benedettine della zona. Dopo essere appartenuto alla diocesi di Narni fino al 1218, passò sotto la giurisdizione di Terni. Il “XIII secolo” fu un periodo di transizione, segnato dal tentativo (mai pienamente compiuto) di unione con il monastero cistercense di San Matteo di Rieti.

Il declino ebbe inizio nel “XIV secolo” a causa di crescenti difficoltà economiche che portarono alla vendita di numerosi possedimenti. Nel 1492 l'abbazia fu data in commenda al cardinale Giovanni Micheli e, successivamente, a Francesco della Rovere. Il colpo di grazia arrivò nel “1527”: il sacco dei “Lanzichenecchi” causò danni irreparabili, portando all’abbandono definitivo da parte dei monaci. 
Nonostante il passaggio di proprietà al cardinale Ludovico Gazzoli nel 1810, il complesso continuò la sua lenta trasformazione in suggestivo rudere.

Architettonicamente l’analisi delle rovine permette di distinguere due fasi edilizie principali che riflettono l’evoluzione stilistica e l’importanza del sito:

  • “Prima fase (IX-X secolo):” Caratterizzata da una chiesa a navata unica con abside orientata. Di questo nucleo primitivo resta la parte absidale in travertino grezzo, originariamente intonacato, tipico delle costruzioni altomedievali dell'area umbra.
  • “Seconda fase (XII-XIII secolo):” Coincidente con il periodo di massimo splendore, vide la costruzione di una basilica a tre navate. L’elemento di maggior pregio architettonico fu l’aggiunta di un presbiterio sopraelevato con tre absidi sul lato opposto a quella primitiva, creando una rara configurazione ad “absidi contrapposte”.

Sebbene oggi sia priva di copertura, la struttura conserva pregevoli elementi romanici, tra cui un seggio lapideo ricavato nell'abside centrale e i resti della cripta con volte a crociera.

Grazie alle cronache settecentesche, è possibile ricostruire virtualmente lo splendore degli interni:

“L’altare maggiore:” era sopraelevato e sorretto da eleganti colonnine marmoree (i cui frammenti giacciono ancora tra i ruderi);
“L’ancona:” sopra l'altare campeggiava una grande tela raffigurante la Madonna col Bambino e san Benedetto;
“Le decorazioni:” abside e pareti erano originariamente affrescate. Oggi rimane solo un frammento visibile presso l'ingresso che ritrae l'“Annunciazione” e un monaco in preghiera.

L'eredità di San Benedetto in Fundis sopravvive oggi in alcuni reperti delocalizzati:

La “lapide funeraria dell’abate Nicolò (1330)”, conservata nel Palazzo Comunale di Stroncone;
I “corali liturgici”, un tempo custoditi nelle chiese di San Michele Arcangelo e San Nicolò1.
 

Fonti e note

  1. 1

    Sperandio, B., Chiese romaniche in Umbria. Perugia: Quattroemme. 2001. p.404.
    Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria: Cesena : Centro Storico Benedettino Italiano, 2014. pp. 342-345.
    Cartellonistica sul luogo.

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