Il progetto, elaborato negli anni settanta, nasce come intervento di completamento del Villaggio Cesare Balbo, rimasto incompiuto a seguito dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il progetto, commissionato dalla Società Terni, prevede la realizzazione di 840 alloggi disposti su circa 20 ettari, ma la sua realizzazione viene interrotta dopo l’edificazione di circa 200 alloggi.
Il villaggio è costituito da una serie di cellule sovrapposte che generano un tessuto insediativo articolato, intervallato dai canali di movimento automobilistico e pedonale. La porzione realizzata è costituita da quattro corpi di fabbrica che si susseguono in serie, separati tra loro da percorsi e aree verdi attrezzate, e da un quinto blocco organizzato su cinque livelli e strutturato in maniera diversa rispetto agli altri. L’insediamento è organizzato secondo una trama parallela, in cui l’accesso alle residenze è costituito da un sistema di corpi scala e percorsi pedonali sopraelevati che distribuiscono i singoli alloggi secondo la tipologia dell’edificio in linea. A un livello superiore si collocano i locali destinati alle attività comuni come la scuola materna, il centro sociale e le attività non residenziali, come negozi o piccole attività artigianali, collegati attraverso opportuni snodi in maniera da garantire l’accessibilità anche agli abitanti delle zone circostanti. Allo studio planimetrico su scala urbana si unisce una forte valenza sperimentale dal punto di vista tipologico, distributivo e aggregativo delle singole unità abitative: ogni complesso è infatti il risultato della concatenazione di cinque diverse cellule base, collegate fra loro da un corpo scala, che realizzano una complessa alternanza tra volumi pieni e vuoti. Le diverse cellule sono aggregate a formare 15 diverse tipologie abitative, ognuna delle quali è dotata di un orto o giardino adatto ad ospitare anche alcune coltivazioni.
I corpi di fabbrica sono realizzati in calcestruzzo armato, mentre l’elemento che conferisce riconoscibilità all’intero intervento è rappresentato dagli infissi metallici dal caratteristico colore rosso.
La modalità di aggregazione dei volumi che ospitano le abitazioni e l’alternanza tra pieni e vuoti permette di ridurre l’impatto della costruzione e genera una presenza massiccia di verde. L’intervento si configura come un esempio emblematico di “architettura partecipata”. L'opera di Giancarlo De Carlo è iniziata nel 1969 e terminata nel 1974. 1
Fonti e note
- 1
"Nuovo villaggio matteotti – Scheda Opera". Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, Ministero della Cultura – Direzione generale Creatività contemporanea, Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale, responsabile scientifico Paolo Belardi, scheda ultima modifica 2025-01-29 12:13:18. https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=998