Il teatro romano di Gubbio sorge nell’area archeologica della Guastuglia, nella pianura ai piedi della città attuale e presso il margine settentrionale dell’antica Iguvium. Il monumento apparteneva a un settore urbano sviluppatosi tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale; le ricerche condotte nel territorio circostante ne confermano il rapporto con una città organizzata secondo una rete viaria regolare e articolata in isolati.
L’edificio assunse il suo assetto monumentale in età augustea. Un’iscrizione conservata al Museo Civico di Palazzo dei Consoli ricorda gli interventi finanziati dal magistrato Gneo Satrio Rufo, ai quali sono riferiti lavori alle basiliche, alle coperture e alla pavimentazione lapidea. La costruzione impiega grandi blocchi squadrati di calcare, lavorati esternamente a bugnato. Il prospetto della cavea era scandito da due ordini di arcate: si conserva estesamente quello inferiore, insieme ad alcuni archi della galleria superiore. Nei corridoi di accesso sono visibili anche murature in opera reticolata.
La cavea era ripartita in quattro cunei; alcuni settori privi di gradinate lapidee potrebbero avere ospitato scale lignee. L’orchestra era rivestita da lastre di calcare e collegata a un sistema per la raccolta delle acque, convogliate in una grande cisterna posta sotto il pulpitum. La fronte scenica era movimentata da due nicchie quadrangolari laterali e da una nicchia semicircolare centrale. Frammenti della decorazione architettonica sono oggi conservati nel Museo Civico. La capienza, stimata intorno a seimila spettatori, colloca il teatro di Iguvium tra i maggiori edifici per spettacoli dell’Italia romana.
Le più recenti prospezioni geofisiche hanno ampliato la conoscenza del complesso senza ricorrere a nuovi scavi estesi. Immediatamente alle spalle del teatro è stata riconosciuta una struttura quadrangolare di circa 52 metri per lato, interpretata come un quadriportico con un tempio disposto lungo il lato meridionale. Teatro e portico risultano contigui ma non perfettamente allineati: questa differenza di orientamento lascia aperta la possibilità che i due edifici appartengano a fasi costruttive non coincidenti. Il nuovo dato restituisce comunque l’immagine di un complesso nel quale rappresentazione scenica, spazi porticati e dimensione religiosa erano strettamente connessi1.
Fonti e note
- 1Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/). Materiali di approfondimento consultati: Ministero della Cultura, Direzione generale Musei, Direzione regionale Musei Umbria, "Teatro romano e Antiquarium di Gubbio. Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.)", aggiornamento dicembre 2021, p. 2; Giampiero Galasso, "Ultimissime dalla città delle Tavole", in Archeo, n. 468, febbraio 2024, pp. 6-9.