L’abbazia di Vallingegno, conosciuta anche come abbazia di San Verecondo, oggi adattata ad agriturismo, sorge in posizione extraurbana nel territorio di Gubbio, sul declivio che guarda verso la valle del Chiascio e il corso del Rio Turreno. Il complesso comprende la chiesa, la torre con campanile a vela e gli edifici dell’antico monastero disposti intorno alla corte.
Origini e denominazioni
Le fonti medievali ricordano il luogo con diverse denominazioni, tra cui Ecclesia Sancti Verecundi, Monasterium Sancti Verecundi e abbazia di San Verecondo de Spissis o de Spicis. L’intitolazione richiama san Verecondo, martire venerato nell’area eugubina. Secondo una tradizione erudita, il toponimo Vallingegno deriverebbe da Vallis Genii e indicherebbe la presenza di un precedente luogo di culto romano; i materiali antichi reimpiegati nell’edificio rendono plausibile una frequentazione dell’area, ma non consentono di ricostruire con certezza l’esistenza e la forma di un tempio pagano.
La più antica attestazione documentaria indicata dal repertorio benedettino risale al 1131 e riguarda una transazione con la vicina abbazia di San Pietro in Vigneto. Il monastero è esplicitamente nominato nel 1191 e nuovamente documentato nei primi anni del XIII secolo. Intorno al 1220 il complesso fu ampliato e restaurato.
Il monastero benedettino
Vallingegno fu una comunità benedettina maschile e divenne un centro religioso ed economico dotato di beni e dipendenze. La sua importanza emerge anche dai rapporti con il territorio e con il vicino castello. Nel corso del Trecento la comunità e l’insediamento cercarono di sottrarsi al controllo di Gubbio, ma il tentativo si concluse con la resa dopo l’intervento militare del Comune.
Nel 1442 papa Eugenio IV pose l’abbazia in commenda, lasciando inizialmente i monaci nel complesso. La comunità monastica fu soppressa nel 1579 e la chiesa passò al clero diocesano. La fine del monastero non cancellò immediatamente il ruolo economico dell’istituzione: documenti catastali settecenteschi ricordano ancora estesi possedimenti collegati a Vallingegno.
Architettura
La chiesa attuale è un edificio a navata unica riferibile principalmente al XIII secolo, pur conservando nella facciata, nel fianco destro e nella cripta elementi di una costruzione precedente. La cripta, databile all’età medievale e probabilmente all’inizio dell’XI secolo, ha pianta quadrata, volte a crociera e abside semicircolare. Il campanile a vela a doppio fornice e le dimensioni del complesso testimoniano l’importanza raggiunta dalla comunità.
Negli spazi della chiesa sono presenti anche materiali antichi di reimpiego, tra cui un sarcofago in marmo utilizzato come sostegno della mensa d’altare e un frammento di colonna in marmo cipollino. Gli edifici sorti successivamente intorno alla corte hanno inglobato o trasformato gli ambienti che appartenevano alle attività produttive del monastero.
Vallingegno e la memoria francescana
Il complesso è legato a una ricca tradizione francescana. Le fonti agiografiche ricordano un monastero di San Verecondo nella diocesi di Gubbio come luogo dell’episodio dell’agnellino ucciso da una scrofa, narrato nelle biografie di san Francesco1. Vallingegno è stato inoltre associato all’ospitalità offerta al santo e al sostegno prestato dai monaci a una riunione dei primi frati nella campagna eugubina2 .
Questi racconti devono però essere presentati distinguendo i riferimenti al monastero di San Verecondo dalle identificazioni locali sviluppate nel tempo. In particolare, la tradizionale individuazione di Vallingegno come il monastero che accolse Francesco dopo l’aggressione dei briganti non è considerata certa da una parte della storiografia, che ha proposto Santa Maria di Valfabbrica. Il rapporto del complesso con la memoria francescana resta comunque un elemento importante della sua identità culturale.
Fonti
La scheda è stata redatta mediante rielaborazione originale e confronto tra repertori storico-artistici e una fonte locale di orientamento.
Fonti e note
- 1
E. Pásztor, Fonti francescane e storia del francescanesimo nel Duecento. San Francesco, l’agnellino e la scrofa, in Ead., Francesco d’Assisi e la “questione francescana” , Assisi 2000, (ed. or. 1983), pp. 273-289.
- 2
Testo epigrafico moderno conservato presso l’abbazia di Vallingegno, che riporta un passo della Legenda de passione Sancti Verucundi militis et martiris (sec. XIII). Trascrizione: «Circa novissima beatus Franciscus pauperculus in monasterio beati Verucundi saepius hospitabatur… et fuit ibi copia fabarum et leguminum».
- 3Nadia Togni, scheda «Gubbio, Vallingegno», in Monasteri benedettini in Umbria. Alle radici del paesaggio umbro, direzione scientifica di Giustino Farnedi O.S.B., Regione Umbria – Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, pp. 108-112.
- 4Bernardino Sperandio, scheda «Abbazia di San Verecondo de Spicis», in Chiese romaniche in Umbria, introduzione di Bruno Toscano, Perugia, Quattroemme, 2001, pp. 79-80.
- 5Francesco Guarino, Alberto Melelli, Abbazie benedettine in Umbria, fotografie di Bernardino Sperandio, Perugia, Quattroemme, 2008, pp. 90-91.
- 6«Abbazia di Vallingegno – Vallingegno di Gubbio», I luoghi del silenzio, pagina aggiornata l’11 dicembre 2024, https://www.iluoghidelsilenzio.it/abbazia-di-vallingegno-belvedere-di-gubbio/ (consultata il 22 giugno 2026). Fonte orientativa confrontata con i repertori bibliografici.