Pinacoteca comunale di Deruta

Comune: Deruta

La Pinacoteca comunale di Deruta è allestita dal 1999 all’interno di palazzo dei Consoli, edificio trecentesco che presenta forme gotiche nella parte inferiore mentre la fascia soprastante è frutto di rifacimento settecentesco. Primitiva sede del museo Regionale della Ceramica, con il definitivo trasferimento nel 1998 di quest'ultimo nella nuova sede del convento di San Francesco, il palazzo è stato interamente dedicato ad accogliere la collezione storico-artistica. 

La raccolta formatasi a partire dagli inizi del Novecento con opere già appartenenti a chiese demaniate, come le pitture provenienti dalla chiesa di San Francesco e del circondario tra cui spiccano la Madonna dei Consoli e il gonfalone di Sant’Antonio Abate, Abate, un tempo nella chiesa omonima, di Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. 

Già prima del 1910, la collezione si era arricchita con importanti opere, tra cui un messale miniato del XIII secolo, proveniente anch’esso dalla chiesa di San Francesco. Tuttavia, l’ampliamento più rilevante si verificò nel 1931, quando Consilia Pascoli, erede del noto collezionista e scrittore d’arte Lione Pascoli, donò al Comune circa quaranta dipinti. Un ulteriore contributo significativo giunse nel 1975, con l’acquisizione di un pregevole affresco di Pietro Vannucci detto il Perugino,  l’Eterno e i santi Romano e Rocco, anch’esso rimosso dalla chiesa di San Francesco. 
Con il trasferimento del Museo della Ceramica nella nuova sede dell’ex convento di San Francesco, avvenuto come detto nel 1998, fu possibile rivedere e ampliare l’esposizione pittorica. Al primo piano vennero sistemate le opere provenienti dalle chiese cittadine di San Francesco e Sant’Antonio Abate, mentre al secondo piano furono esposti i dipinti della collezione di Lione Pascoli, realizzati tra il XVII e il XVIII secolo da artisti come Giovan Battista Gaulli, Sebastiano Conca, Francesco Trevisani, Antonio Amorosi, Francesco Graziani e Pieter Van Bloemen, testimonianze emblematiche del collezionismo romano del primo Settecento.1

Nella raccolta:

Maestro dei messali Deruta-Salerno
Messale francescano – fine XIII secolo
Realizzato in pergamena e decorato con miniature raffiguranti episodi della vita di Cristo, questo messale proviene dalla chiesa di San Francesco. L’opera è attribuita a un miniatore anonimo, probabilmente umbro, noto come Maestro dei messali Deruta-Salerno. La sua produzione mostra una forte connessione con la cultura figurativa di Cimabue, attivo ad Assisi intorno al 1280, e testimonia la diffusione dei modelli decorativi legati al cantiere della basilica assisiate.

Arte umbra
Trigramma bernardiniano – metà XV secolo
Il monogramma IHS, abbreviazione latina del nome greco di Gesù, fu diffuso da Bernardino da Siena all’inizio del Quattrocento. Rappresentato entro un sole dorato su fondo azzurro, era accompagnato da una citazione paolina e utilizzato nelle prediche e nelle processioni. Le due tavole conservate in pinacoteca, probabilmente realizzate nel 1447, provengono dalle chiese di San Francesco o Sant’Antonio Abate.

Pieter Van Bloemen, detto Lo Stendardo
Scena di posta – fine XVII secolo
Il dipinto appartiene al genere delle bambocciate e raffigura una scena quotidiana con cavalli e fabbri ferrai. Realizzato durante il soggiorno romano dell’artista tra il 1688 e il 1693, è uno dei soggetti prediletti da Van Bloemen, che ne dipinse più versioni, una delle quali è anch’essa conservata nella pinacoteca.

da Guido Reni
Angelo adorante – fine XVII secolo
Attribuito in passato a Guido Reni, come indicato da un’iscrizione sul retro, il dipinto è opera di un suo seguace. Esistono diverse varianti di questo soggetto, probabilmente ispirate a un originale perduto del maestro bolognese.

Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno
Madonna dei Consoli – 1457
Firmata e datata, è la più antica opera certa dell’Alunno. Originariamente parte centrale di un polittico per la chiesa di Santa Maria dei Consoli, poi San Francesco, fu commissionata da Jacobus Rubei de Deruta, forse un vasaio. La presenza di san Sebastiano suggerisce che l’opera sia stata realizzata durante l’epidemia del 1456–1458.

Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno
Gonfalone di sant’Antonio abate – circa 1457
Dipinto su entrambi i lati per essere portato in processione, fu utilizzato fino al 1953 durante la festa del santo. Commissionato dalla Compagnia di Sant’Antonio abate, raffigura i confratelli in abito penitenziale e i santi Bernardino da Siena e, probabilmente, il beato Egidio.

Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio
I quattro evangelisti – circa 1675
Bozzetto per i pennacchi della cupola della chiesa del Gesù a Roma, realizzato durante il periodo in cui Gaulli vi lavorò tra il 1675 e il 1685. In pinacoteca si conserva anche un’altra tela dello stesso autore, raffigurante Sant’Elena e san Francesco in adorazione della Croce.

Pietro Vannucci, detto il Perugino
L’Eterno e i santi Romano e Rocco – circa 1475–1478
Opera giovanile del Perugino, originariamente collocata nella chiesa di San Francesco e riscoperta nel 1846. Commissionata per invocare protezione contro la peste, raffigura Deruta con notevole precisione topografica, inclusa la chiesa di San Francesco con il campanile gotico ancora a guglia.

Michelangelo Pace, detto da Campidoglio
Natura morta – seconda metà XVII secolo
Il genere della natura morta, affermatosi nel XVII secolo, evolve da allegoria morale a celebrazione estetica. L’opera riflette il gusto per la rappresentazione realistica e virtuosistica degli oggetti, diventando uno dei temi prediletti dai collezionisti.

Antonio Amorosi
Giovane con fiasco di vino – fine XVII / inizi XVIII secolo
Rientrante nel genere delle bambocciate, l’opera ritrae un giovane di umili origini. Lione Pascoli possedeva ventidue tele di Amorosi, che definiva il pittore come il Raffaello delle bambocciate per la sua abilità nel rappresentare scene di vita quotidiana.

Sebastiano Conca
Sant’Andrea – circa 1720
Opera di uno dei principali esponenti del classicismo romano, fu annotata sul retro da Lione Pascoli con la dicitura “Dell’insigne e uomo grande Sebastiano Conca”, a testimonianza della stima personale nei confronti dell’artista.

Francesco Graziani, detto Ciccio Napoletano
Scena di battaglia – seconda metà XVII secolo
Specializzato in rappresentazioni belliche, Graziani prediligeva una resa il più possibile realistica. Diverse sue opere, già appartenenti a Lione Pascoli, sono oggi conservate nella pinacoteca di Deruta.

Anonimo
Ritratto di Vittorio Amedeo II di Savoia – XVIII secolo
Probabilmente donata da Vittorio Amedeo II a Lione Pascoli, la tela reca sul retro un’annotazione del fratello Celso, che ricorda il dono di un anello di diamanti del valore di 4000 scudi. Il ritratto celebra il legame tra il sovrano e la famiglia Pascoli.

Giovanni Paolo Panini
Rovine e figure. Predica di una sibilla – prima metà XVIII secolo
Panini, noto vedutista e decoratore romano, eccelleva nella rappresentazione di rovine e scenari allegorici. L’opera riflette la sua abilità nel coniugare architettura e narrazione, e in pinacoteca si conserva un’altra tela di analogo soggetto.2

Il Museo aderisce ai progetti UMBRIA BOX e UMBRIA TIME TRAVEL BOX.

 

 

Fonti e note

  1. 1Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
  2. 2

    Santanicchia, Mirko. Pinacoteca comunale Deruta. A cura del Servizio Musei e Beni Culturali della Regione Umbria, Stampa Litograf Città di Castello. Coordinamento generale della nuova edizione (aprile 2005) a cura di Elisabetta Spaccini. Realizzato con il contributo dell’Unione Europea.

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