Le possenti mura poligonali di Amelia furono costruite tra il IV e il III secolo a.C., in coincidenza con l’ingresso della città nell’orbita politica di Roma, la tecnica edilizia impiegata, tipica delle fortificazioni dei centri laziali e delle colonie romane, è quella dell’opera poligonale: grandi blocchi di calcare dalla forma irregolare, collocati senza l’uso di malta. Questa modalità costruttiva conferisce alla cinta muraria un aspetto monumentale, con uno spessore variabile tra i tre e i quattro metri e conci che in alcuni casi superano i due metri e mezzo di lunghezza.
Gli studiosi ritengono che almeno il tratto settentrionale, successivamente inglobato nel circuito più ampio, possa essere di origine più antica. Tale sezione avrebbe racchiuso la cittadella preromana, situata nell’area oggi occupata dalla cattedrale, costituendo così il nucleo originario della fortificazione.
La cinta muraria è ancora visibile in due principali settori. A nord-ovest si conserva lungo via della Valle, mentre a sud si estende dalla strada statale 205 fino a porta Romana e, da lì, lungo la Circonvallazione fino a porta Leone IV. In quest’ultimo tratto, per circa cinquanta metri, le mura mostrano un intervento di restauro attribuito a papa Leone IV (847-855). L’opera fu eseguita con la stessa tecnica costruttiva, ma utilizzando blocchi di dimensioni più ridotte rispetto a quelli originari.
Questi resti, per la loro imponenza e per la continuità di conservazione, rappresentano una delle testimonianze più significative dell’ingresso di Amelia nella sfera romana e della sua importanza strategica nel controllo del territorio umbro.
Le mura poligonali
Comune:
Amelia
Beni culturali:
beni archeologici
Archelogia:
Aree, parchi archeologici