Palazzo Petrignani - parte del Circuito museale cittadino, insieme al Museo Archeologico e Pinacoteca, alle Cisterne romane ed alla Torre dodecagonale - è un residenza tardo cinquecentesca della nobile famiglia dei Petrignani1. La costruzione ebbe inizio per volontà di Bartolomeo Petrignani, mentre il finanziamento fu garantito dal fratello Fantino, arcivescovo di Cosenza, maggiordomo di Papa Gregorio XIII, vice legato di Bologna, nunzio a Napoli e protettore del giovane Caravaggio.
L’edificio venne innalzato sull’antica Platea Major, oggi piazza Marconi, e rimase incompleto in alcune sue parti.2
L’architrave datato 1553, oggi collocato nell’androne, testimonia l’avvio dei lavori. Bartolomeo Petrignani abitò stabilmente il palazzo dalla fine degli anni Novanta del Cinquecento fino alla sua morte, avvenuta nel 1615. In questo periodo, pur non essendo completato dal punto di vista architettonico, l’edificio fu arricchito da un vasto apparato pittorico.
Architettonicamente Palazzo Petrignani presenta una facciata principale, realizzata in laterizi a cortina, che si sviluppa su quattro livelli orizzontali scanditi da cinque ordini verticali di finestre di diversa dimensione. Al centro si apre un grande portone in travertino, un’aggiunta successiva rispetto al primo ordine della facciata, come dimostrano la ricucitura della muratura e la mancata corrispondenza con la fascia marcapiano e con le finestre del mezzanino. In origine vi era collocato lo stemma di Bartolomeo Petrignani, rimosso nei primi decenni del Novecento.
Gli ambienti interni del piano nobile, accessibili da via del Duomo, presentano soffitti decorati a grottesche in stile tardo manieristico. Ogni sala è caratterizzata da un grande riquadro centrale con scene storiche, incorniciato da fitte trame ornamentali e dagli stemmi delle famiglie legate ai Petrignani.
Gli affreschi non appartengono a un’unica bottega: alcuni sono stati avvicinati alla scuola degli Zuccari per analogie con il ciclo di Palazzo Caprarola; altri sono stati attribuiti a Livio Agresti, Marzio Ganassini e ai loro allievi, oltre che a pittori fiamminghi, autori delle grottesche. Le sale interne possono essere così distinte: La cappella e l’anticappella, il salone dello zodiaco, la sala di Costantino e Massenzio, la sala dell’Albornoz, la sala di Eraclio, la Sala dei Somaschi, la sala di Strigonia.
- Sala dello Zodiaco
La presenza dello stemma di Leone XI Medici consente di datare la Sala dello Zodiaco intorno al 1605, questa sala è la più ampia e significativa del palazzo, fu pensata, probabilmente, come cornice aulica per gli incontri e le cerimonie della famiglia Petrignani. Al centro della volta, incorniciato da stucchi e ghirlande di fiori e frutti, si trova l’affresco raffigurante l’incontro tra Attila e Papa Leone I Magno, episodio avvenuto nel 452 d.C. lungo il fiume Mincio. L’opera riproduce il celebre affresco di Raffaello nella Stanza di Eliodoro in Vaticano. Sui lati brevi compaiono allegorie di “Amore e Odio” e di “Lavoro e Ozio”, mentre altre raffigurazioni simboleggiano i quattro elementi naturali. Agli angoli della volta sono collocati gli stemmi di Pio IV, Gregorio XIII, Gregorio XIV e Clemente VIII, pontefici con i quali Fantino Petrignani ebbe rapporti di servizio. Sopra le porte si trovano le rappresentazioni delle città di origine dei papi protettori: Firenze, Bologna, Milano e Roma. Lungo le pareti, dodici lunette raffigurano i mesi dell’anno, ciascuno accompagnato dal relativo segno zodiacale, da cui deriva il nome della sala. - Sala di Costantino e Massenzio
Celebra la vittoria di Costantino sulla Roma pagana; decorata con stemmi imperiali e vedute di Costantinopoli e Praga. - Sala dell’Albornoz
Ricorda la riconquista di Amelia da parte del cardinale Egidio Albornoz; ornata da grottesche e stemmi cardinalizi. - Sala di Eraclio
Affidata a Marzio Ganassini (1607 ca.), raffigura la vittoria bizantina a Ninive, con allegorie mitologiche e l’Annunciazione. - Sala dei Somaschi
Al centro la fondazione del collegio di S. Angelo (1601); presenti stemmi vescovili, tra cui quelli di Fantino Petrignani e monsignor Graziani. - Sala di Strigonia
Piccolo camerino con decorazioni militari; nel riquadro centrale l’assedio del 1595, con stemmi comitali e insegne pontificie contrapposte ai vessilli turchi.3
Palazzo Petrignani aderisce al progetto UMBRIA TIME TRAVEL BOX.
Fonti e note
- 1
Il palazzo, passato anche alla famiglia Rosa, è noto con le denominazioni di Palazzo Rosa o Palazzo con la Sala Rosa.
- 2
Secondo studi condotti da Massimo Moretti, docente di Storia dell’arte moderna e di Iconografia e Iconologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, il progetto architettonico sarebbe da attribuire a Ottaviano Mascarino, architetto al servizio di Fantino Petrignani.
- 3
Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
Ministero della Cultura. Palazzo Petrignani. Roma: Ministero della Cultura, 29 novembre 2021. Disponibile online: https://cultura.gov.it/luogo/palazzo-petrignani (consultato nel mese di dicembre 2025).