L’Amministrazione comunale di Perugia bandisce nel 1970 un concorso internazionale per la progettazione di un centro direzionale, che nasce con l’intento di realizzare un nuovo centro per la città di Perugia, all’interno di un’area di 150.000 metri quadrati occupata da edifici degradati e dismessi di proprietà della società IBP. Tale intervento taglia l’area industriale che ospita la sede storica della Perugina e scavalca i binari della ferrovia Terontola-Foligno, estendendosi in direzione nord fino ai margini del quartiere di Case Bruciate e in direzione sud fino a quello di Madonna Alta. Il progetto vincitore del bando, considerato sovradimensionato e dispendioso, viene abbandonato per lasciare spazio al progetto redatto, per volere della stessa Amministrazione, da Aldo Rossi.
L’intervento consiste nella costruzione di un nuovo brano di città, il cui fulcro principale è rappresentato da una piazza degradante verso valle, che segue l’orografia del terreno e ospita al centro una fontana pubblica, collocata come elemento centrale di due quinte scenografiche: il lato orientale della piazza è delimitato infatti da un edificio residenziale in linea, che ospita ai piani inferiori portici, negozi e attività pubbliche; il lato occidentale della piazza è invece delimitato da un edificio direzionale altrettanto imponente con funzione di Palazzo pubblico. La comunicazione tra la piazza e il tessuto circostante a monte del complesso avviene per mezzo di un ponte pedonale metallico, che collega la piazza con Villa Buitoni, posta sul pendio laterale, e due sottopassi, concepiti come strade interrate che dispongono di illuminazione e areazione naturale. Nel progetto originario Rossi prevede, verso nord, che la piazza sia conclusa mediante l’inserimento di una torre conica (edificio più piccolo dal punto di vista dimensionale ma che rappresenta il fulcro dell’intera composizione), affiancata alla ciminiera preesistente, che sancisca l’ingresso al teatro/centro di quartiere. Tale volume, così come una parte dell’edificio ipotizzato lungo via Mario Angeloni, non viene realizzato.
L’intero complesso presenta una struttura portante in calcestruzzo armato e un trattamento materico omogeneo, che prevede l’utilizzo di pietra per i livelli basamentali e di intonaco e laterizio faccia a vista per quelli superiori. L’architettura si distingue per il ricorso al colore verde, adottato sia negli infissi che nei parapetti dei ponti metallici. L’edificio residenziale è scandito da lesene corrispondenti ai corpi scala e suggellato da un’imponente colonna d’angolo che inquadra la veduta della stazione ferroviaria di Fontivegge. La pavimentazione della piazza è scandita dall’alternanza tra laterizio e pietra; la fontana presenta al suo interno un rivestimento in pietra.
Il carattere incompiuto dell’opera, così come l’isolamento della piazza dalla vita urbana dettato anche dall’organizzazione viabilistica, la pongono costantemente al centro del dibattito progettuale. L'opera di Aldo Rossi è iniziata nel 1982 e terminata nel 1992. 1
Fonti e note
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"Centro direzionale di fontivegge – Scheda Opera". Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, Ministero della Cultura – Direzione generale Creatività contemporanea, Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale, responsabile scientifico Paolo Belardi, scheda ultima modifica 2025-01-29 11:52:48. https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=1108