La villa romana di Poggio Gramignano sorge sulla sommità di un poggio che domina la valle del Tevere, in una posizione perfettamente rispondente ai criteri indicati dagli agronomi latini per gli insediamenti rurali. I primi saggi di scavo, avviati nel 1984 e ripresi nel 1988, hanno portato alla luce i resti di una vasta villa rustica di età romana, articolata su più terrazze e con un’estensione di circa 2000 m². L’impianto originario, databile tra la metà e l’ultimo quarto del I secolo a.C., presenta caratteristiche riconducibili al modello della *villa perfecta* teorizzato da Varrone, con una chiara distinzione tra gli ambienti residenziali e quelli destinati alla produzione agricola.
Le indagini archeologiche, dirette dal prof. David Soren dell’Università dell’Arizona in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, la Pro Loco e il Comune di Lugnano in Teverina, hanno rivelato la ricchezza architettonica e decorativa del complesso. Particolarmente significativi sono i pavimenti in mosaico policromo della *pars urbana*, che attestano un elevato livello di prestigio e una committenza di rango. Il cuore della residenza era un grande *oecus* colonnato, caratterizzato da un soffitto a volta piramidale troncata, un unicum architettonico di straordinaria raffinatezza. L’ambiente, destinato alla rappresentanza, era impreziosito da un articolato sistema di mosaici: l’ambulacro, gli intercolumni e il tappeto centrale presentano soluzioni decorative differenziate ma armonicamente integrate. Il settore centrale, in particolare, è pavimentato in *opus scutulatum*, con scaglie di marmo e calcare colorato inserite su fondo musivo nero, una tecnica di grande pregio e complessità esecutiva, seconda solo all’*opus sectile*. La decorazione pittorica, ricostruibile sulla base dei frammenti rinvenuti, rimanda al II stile pompeiano, con cornici architettoniche nei toni del bianco e del giallo oro, analoghe a quelle della Villa della Farnesina e della Casa di Augusto.
La villa, abbandonata e in rovina già nel II secolo d.C., conobbe un riutilizzo inatteso in età tardoantica. Durante gli scavi sono emerse infatti centinaia di ossa animali e minuscole ossa umane: cinque ambienti di piccole e medie dimensioni, con le murature parzialmente crollate, erano stati riempiti dal basso verso l’alto con le sepolture di 47 bambini. Questa necropoli infantile, databile al V secolo d.C., costituisce un ritrovamento di eccezionale rilevanza storica, antropologica ed epidemiologica. Le numerose sepolture, concentrate in un arco temporale molto breve, indicano la presenza di comunità numerose stanziate lungo il Tevere, colpite da una violenta epidemia di malaria che avrebbe spinto gli abitanti a spostarsi verso zone più elevate e salubri. Da tali evidenze è stata formulata anche l’ipotesi – ancora oggetto di studio – che la notizia di una grave epidemia in quest’area possa aver contribuito a dissuadere Attila dall’avanzare su Roma nel 452 d.C.
La documentazione scientifica e iconografica relativa agli scavi è raccolta nella monumentale pubblicazione *A Roman villa and a late Roman infant cemetery* di David e Noelle Soren (L’Erma di Bretschneider, 1999), che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la conoscenza del complesso.
L’articolazione della villa su terrazze digradanti, la cura nella scelta del sito e la qualità delle strutture testimoniano una profonda attenzione alla relazione tra architettura e paesaggio. La *pars urbana*, affacciata sul versante sud-occidentale, godeva di un’ampia vista sulla valle, mentre la *pars rustica* e la *pars fructuaria*, destinate alla servitù e alla lavorazione dei prodotti agricoli, occupavano due terrazze più elevate a nord-est. L’insieme restituisce l’immagine di una grande azienda agricola romana, al tempo stesso produttiva e rappresentativa, che nei secoli successivi ha assunto un ruolo inatteso come luogo di sepoltura in un momento di crisi sanitaria e sociale.1
Fonti e note
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Art Bonus. Villa Rustica Poggio Gramignano. https://artbonus.gov.it/2075-villa-rustica-poggio-gramignano.html Visitato nel mese di gennaio 2026