Il Palazzo Altieri, oggi identificato come uno dei complessi storici più rappresentativi di Fratta Todina, nacque come residenza estiva dei vescovi di Todi dopo una lunga evoluzione che affonda le radici nel Medioevo. In origine, quando il borgo era formato da poche abitazioni raccolte attorno a una chiesa, sul sito dell’attuale edificio sorgeva un piccolo cassero, unica struttura difensiva insieme alla palizzata. Le prime trasformazioni significative risalgono al Trecento, ma fu con Braccio Fortebraccio, circa ottant’anni più tardi, che il luogo assunse un ruolo di rilievo: egli ampliò il castello e costruì il proprio palazzo baronale nel punto di raccordo tra l’impianto antico e la nuova espansione. Pur avendolo abitato poco, la dimora accolse figure illustri come Francesco Sforza, i Baglioni e Pico della Mirandola.
Dopo la morte di Braccio nel 1424, l’edificio tornò a essere una modesta abitazione episcopale, condizione confermata dalla visita apostolica del 1574. La vera rinascita avvenne nel Seicento grazie ai vescovi Angelo Cesi e Giovambattista Altieri, che trasformarono la villa in una residenza di villeggiatura. Cesi ampliò il complesso inglobando tratti delle mura ormai inutilizzate, creando nuovi giardini e avviando la coltivazione del baco da seta, attività che proseguì fino al Novecento. Il suo stemma è ancora visibile sul portale che si affaccia sulla via principale.
Fu però il cardinale Altieri a conferire al palazzo l’aspetto barocco che lo caratterizza. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Seicento completò l’intero progetto, probabilmente con il contributo del de’ Rossi, già attivo nella sua residenza romana. L’intervento interessò sia gli spazi interni sia quelli esterni: il cortile del pozzo venne decorato con stemmi recanti stelle a otto punte e api, simboli legati anche ai Barberini, mentre nel soffitto del corridoio fu dipinto l’emblema stellare della famiglia Altieri. L’intero edificio porta la sua impronta, visibile nei marcapiani e negli architravi delle finestre.
Tra gli elementi più significativi della struttura spicca la grande fontana, già parte della precedente sistemazione, restaurata nel 1725 dal vescovo Ludovico Gualterio. In origine l’impianto idrico, alimentato da opere di captazione presso Santa Maria di Collattone e progettato dall’architetto tuderte Lodovico Gattelli, animava giochi d’acqua, cascatelle e zampilli nei giardini. La vasca fungeva anche da peschiera, collegata a un laghetto destinato alla pesca di diletto. I giardini, circondati da un muro con due grandi portali laterali, ospitavano inoltre serre e limonaie, in linea con le mode del tempo.
L’interno del palazzo conserva uno degli ambienti più prestigiosi dell’intero complesso: la galleria affrescata da maestri della scuola romana della metà del Seicento. Le pareti presentano sette episodi dell’Antico Testamento, distribuiti in riquadri scanditi da grottesche, putti e motivi ornamentali. All’ingresso è raffigurato il trionfo di David; sulla parete destra compaiono Lot con le figlie, il sacrificio di Isacco e Tobia con i tre angeli; sulla sinistra sono rappresentati il sogno di Giacobbe, le figlie di Jetro e la scena di Mosè abbandonato sulle acque del Nilo. La galleria si apre su una terrazza che domina i giardini, sottolineando il rapporto tra architettura e paesaggio voluto dal cardinale.
Nel 1653 il palazzo poteva considerarsi completato anche dal punto di vista decorativo, profondamente trasformato rispetto all’impianto precedente. Secondo quanto riportato da Leoni, Altieri soggiornò a lungo a Fratta, dove fece costruire anche la chiesa parrocchiale. La magnificenza dei lavori suscitò una sommossa a Todi, placata solo quando il vescovo ordinò la distribuzione gratuita del grano dai magazzini pubblici.
Con i vescovi Filippo Antonio e Anselmo Ludovico Gualterio si concluse la seconda età d’oro del complesso. In seguito il palazzo fu utilizzato come tenuta agricola, fino a quando, nella metà del Novecento, il vescovo Alfonso Maria de Sanctis lo affidò alle Figlie dell’Amore Misericordioso. L’istituto lo acquistò e lo restaurò, trasformandolo in asilo e centro per persone con disabilità, senza alterarne il valore storico e architettonico.1
Fonti e note
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Informazioni o) tratte dal sito del comune di Fratta Todina http://www.comune.frattatodina.pg.it/ visitato nel mese di ottobre 2011 ed al quale si rimanda per approfondimenti.