La Concattedrale dei Santi Gervasio e Protasio domina la parte più elevata di Città della Pieve e rappresenta il risultato di una lunga stratificazione storica e architettonica che attraversa oltre un millennio. Le sue origini affondano nell’alto Medioevo: fonti del IX secolo ricordano la presenza, in quest’area, di un antico nucleo religioso forse legato alla pieve primitiva, sviluppatasi tra VIII e IX secolo. Resti murari sotto l’abside testimoniano la presenza di una struttura più antica, interpretata da alcuni come la cripta originaria e da altri come ciò che rimane della loggia del Palazzo dei Consoli, distrutto nel XIII secolo.
Nel corso dei secoli la chiesa subì ripetute distruzioni e ricostruzioni, tanto che della fase medievale restano solo frammenti in pietra arenaria riutilizzati nella facciata e nel portico, oltre a un tratto murario in cotto con fregio romanico. Il campanile, probabilmente edificato nel XII secolo, e alcune sculture di gusto bizantino o romanico testimoniano ulteriori fasi costruttive.
Una trasformazione significativa avvenne tra XVI e XVII secolo. A partire dal 1530 si decise di rinnovare tribuna e abside, lavori che presero forma solo decenni dopo con l’intervento di maestranze umbre. Nel 1575 venne ridefinita la facciata, ampliata e sopraelevata, e fu realizzata la gradinata in pietra serena. In questo periodo il Pomarancio decorò la tribuna e la calotta del coro, mentre il maestro Rasimo scolpì il coro ligneo.
La chiesa fu consacrata nel 1584 e divenne cattedrale nel 1600. Nel Seicento furono aggiunte la sacrestia e due grandi cappelle, mentre nel 1667 il crollo della copertura rese necessario un intervento radicale: nel 1679 venne realizzata una nuova volta in muratura. Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo furono costruite la cappella del Santissimo Sacramento e le cappelle laterali, ornate da complessi apparati in stucco realizzati dai Cremoni e da altri artigiani.
Il Settecento vide anche l’avvio del nuovo campanile, progettato da Andrea Angelelli, e la perdita di parte degli affreschi del Pomarancio a causa di un fulmine. Nell’Ottocento si intervenne nuovamente sulla tribuna e, nel 1895, si rinnovarono pavimentazione e decorazioni interne, con nuovi cicli pittorici dedicati ai santi protettori.
Il Novecento fu segnato da restauri e da gravi danni bellici: nel 1944 il campanile e varie parti della chiesa furono colpiti dalle artiglierie, richiedendo interventi urgenti finanziati dagli alleati. Ulteriori restauri interessarono presbiterio, coperture e affreschi fino agli anni Ottanta e Novanta. Tra il 2008 e il 2013 si procedette a un importante consolidamento strutturale, al rifacimento del tetto, al restauro della cripta e alla posa di una nuova pavimentazione in cotto.
L'apparato decorativo interno annovera, nella prima cappella, un bel Crocifisso ligneo attribuito a Pietro Teutonico (XVI secolo), nella seconda cappella una Madonna con Bambino tra Angeli e Santi di Domenico Alfani e nella terza cappella affreschi di Giacinto Boccanera databili all’inizio del XVIII secolo.
Nel presbiterio sono una Madonna con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e il beato Giacomo Villa di Giannicola di Paolo e sul fondo dell’abside una Madonna con il Bambino e i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio del Perugino (1514), al quale è attribuito anche nella prima cappella a sinistra il Battesimo di Cristo (1510).1
Architettonicamente la cattedrale presenta una pianta a navata unica con forma di croce latina, lungo i lati si aprono sei cappelle profonde, tre per lato, tra cui spicca la cappella del Santissimo, più ampia e conclusa da un vano circolare. Il presbiterio, rialzato di tre gradini, introduce a un’abside poligonale all’esterno e rettilinea all’interno, con coro retrostante e sedili laterali sporgenti verso il transetto.
L’interno è scandito da due ordini di lesene e da un cornicione continuo, con volte a botte lunettate. Le superfici verticali sono decorate con finti marmi scuri, secondo il gusto ottocentesco, mentre il catino absidale conserva l’affresco del Pomarancio. Sulla controfacciata si trovano la cantoria, l’organo e un affresco raffigurante il trasporto del Beato Giacomo Villa.
La facciata principale, rivolta a ovest, è in arenaria squadrata e ingloba una torre preesistente. Conserva tracce della facciata romanica originaria, mentre gli ampliamenti successivi, dal XV al XVIII secolo, sono in laterizio. Un secondo campanile, costruito nel Settecento, si trova tra transetto e abside.
La chiesa sorge su un piano rialzato e possiede una cripta sottostante, caratterizzata da pilastri circolari e ottagonali. Le coperture sono a due falde con struttura in laterocemento. Il pavimento, oggi in cotto, riprende la tessitura storica ed è stato rinnovato durante gli scavi del 2013, che hanno anche reso accessibile la cripta.
Tra gli elementi decorativi esterni si segnala una crocifissione in stucco sul portico laterale e un antico cippo d’altare reimpiegato come cantonale.2
Fonti e note
- 1Fonte: Open Data Regione Umbria (https://dati.regione.umbria.it/)
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Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio – Città della Pieve. Chiese Italiane, Conferenza Episcopale Italiana, ultima modifica: 18/12/2015. https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=3334 . Visitato nel mese di dicembre 2025.