I gonfaloni si diffusero come stendardi da portare nelle processioni penitenziali indette per scongiurare calamità naturali o pestilenze soprattutto nel corso del XV secolo.
Il popolo, senza differenza di classi, poiché la peste non le rispettava, si poneva iconograficamente sulla tela sotto il Manto di Maria insieme al castello reso deserto dalla morte.
Così lo Gnoli
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tratteggia lo schema iconografìco umbro
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dei Gonfaloni della Peste: "sul centro, in grandi proporzioni, il personaggio principale, la Vergine della Misericordia che accoglie sotto il manto i devoti raccomandati dai Santi patroni della città e dai Santi protettori della peste, che stanno ai suoi lati: in basso una veduta della città o del castello, in alto Cristo irato, con la piaga del costato scoperta, in atto di lanciare frecce (raffìguranti il flagello della peste) che si spezzano sul manto di Maria: ai fianchi del Redentore due o più angeli". Spesso sono presenti S. Sebastiano con una selva di frecce infisse sul corpo, S. Rocco con la piaga della peste sulla coscia.
Il castello o la città turrita era raffigurata più in basso, con armati che fuggono, demoni scacciati, con piazze gremite di folle: lotta in terra fra. le fazioni, lotta in cielo tra spiriti celesti. La morte che aveva fatto strage nei vicoli serrati, con ali di pipistrello fuggiva sconfitta.
Il popolo accalcato, ingenuamente diviso in uomini e donne, con magistrati ed ecclesiastici, frati, vescovi era orante.
Fra i gonfaloni presenti in Umbria si ricordano i seguenti.
GONFALONE DI S. FRANCESCO AL PRATO(1464)
Uscito dalla bottega di Benedetto Bonfigli mostra in basso la città di Perugia. Da essa esce un uomo con l'asino e le ceste cariche di figli, allontanandosi dalla morte scheletrita che, con in mano l'arco e le frecce, ha fatto stragi in città, ma ora viene respinta dall'Arcangelo Michele. Nelle piazze, ai lati delle torri, i confratelli vestiti di bianco, incappucciati sono in preghiera.
La Madonna che ha una ricchissima veste di broccato a melograne allarga il manto sulla folla. S. Francesco, S. Lorenzo, S. Ercolano, S. Costanzo, altro vescovo e S. Pietro Martire in preghiera le fanno corona, mentre più in basso S. Bernardino da Siena e S. Sebastiano inginocchiati raccomandano il popolo. Il suo volto coronato è maestoso come Regina. In alto il Cristo scaglia frecce, ma mentre un Angelo percuote con la spada, l'altro la sta riponendo nel fodero. Era credenza che dove passava processionalmente il gonfalone, le vie erano immunizzate dalla peste. Un tempo ospitato nella chiesa di San Francesco al Prato è oggi visibile all'Oratorio di san Bernardino ed Oratorio di Sant'Andrea o della Giustizia.
GONFALONE DI PIETRO DI GALEOTTO(1480)
L'opera è conservata nella sacrestia del Pio Sodalizio Braccio Fortebraccio di Perugia già sede dell'Oratorio della Confraternita dei Disciplinati di San Francesco.
Attribuito in un primo tempo a Donato Bramante, è in realtà opera tardo quattrocentesca (1480) del perugino Pietro di Galeotto, figlio del medico Galeotto di Ercolano, autorevole membro della Confraternita dei Disciplinati di San Francesco.
Lo stendardo, dipinto su tela rossa, ritrae la flagellazione di Cristo da parte di due uomini. L'opera ha una costruzione prospettica centrata sull'ombelico di Cristo. La cicatrice sulla testa del carnefice di destra nonché il fatto che tutt'e due i boia abbiano gambe scoperte e calzari strappati sottolineano la crudeltà ed il furore dell'azione.
Da segnalare come il dipinto di Pietro di Galeotto presenti almeno due citazioni di opere coeve: lo sfondo ricorda quello del ritratto di Federico da Montefeltro di Piero della Francesca mentre la presenza della colonna è ispirata ad un disegno di Andrea Mantegna sul tema della flagellazione.
GONFALONE DI CORCIANO (1472)
Il gonfalone venne realizzato da Benedetto Bonfigli nella seconda metà del Quattrocento come richiesta di perdono dei peccati e di salvezza contro la peste, che aveva interessato Corciano in quel periodo. In esso viene rappresentato il castello sulla collina tra gli olivi con alta torre. Al centro è la medesima Madonna regale, ma a mani giunte mentre ai lati due angeli pietosamente sollevano il suo manto. I due gruppi di fedeli sono protetti ai lati dai santi Costanzo e Sebastiano in preghiera. In alto l'Eterno con mazzo di frecce: cinque sono cadute, infisse o spezzate sul manto broccato. Nei cartigli ai lati della veste si legge:
IUVA PUSILLANIMES
REFOVE FLEBILES
ORA PRO POPULO
O MARIA FLOS VIRGINUM
VELUT ROSA VELUT LILIUM
FUNDE PRECES AD FILIUM
PRO SALUTE FIDELIUM
Attualmente è visibile alla parete sinistra della chiesa parrocchiale dell'Assunta, di Corciano.
GONFALONE DI CIVITELLA DI BENAZZONE.
Mostra un castello con al centro la chiesa di S. Francesco da cui esce una processione di disciplinati biancovestiti, mentre a sinistra è il palazzo comunale turrito; più in basso l'Angelo armato di lancia allontana la morte alata. Maria al centro, dal volto sereno stende il suo manto broccato.
Fedeli e magistrati ornati, ingenuamente spartiti in uomini e donne, sono in preghiera tra S. Andrea e S. Sebastiano, mentre in alto attorniano la Vergine S. Francesco, S. Lucia, la Maddalena e S. Bernardino. In alto la stessa tipologia di S. Francesco al prato del Cristo fra due Angeli.
GONFALONE DI S. MARIA NUOVA (1471)
Fu dipinto da Benedetto Bonfigli nel 1471 per la Confraternita disciplinata di San Benedetto ed è fra le sue prime opere.
In alto è dipinto Cristo risorto con un manto posto diagonalmente sulla spalla sinistra, lasciando l'altra scoperta, tra la luna e il sole. Ai lati sono due schiere di Angeli recanti i segni della passione. Il Cristo tiene sospesa alla destra una freccia.
Ai lati raccomandano il popolo, dipinto sotto il borgo turrito, la Vergine e San Paolino. Il popolo è fiduciosamente implorante, bei volti di donne, tra S. Bernardino e S. Scolastica, mentre l'angelo discaccia la morte dalla città.
Il gonfalone è visibile nell'omonimo altare situato nella parte di destra della Chiesa di Santa Maria Nuova a Perugia. GONFALONE DI S. FIORENZO IN PERUGIA (1476)
È opera di Benedetto Bonfigli. In alto, inginocchiata ai piedi di lussuoso trono, la Vergine incoronata regina, dal volto mestissimo implora il Bambino Gesù che nudo viene sostenuto da due Angeli in un cesto di rose. Altri due angeli a destra sono in preghiera. Al centro una serie di nuvole e uno sprazzo di cielo, distinguono la terra ove il popolo è prono raccomandato dai Santi Domenico, Pietro Martire, Lorenzo e Sebastiano. Un angelo al centro ha svolto un cartiglio con un lungo ammonimento:
GRUDEL SUPERBO INGRATO E PIEN D'INGANNO...
SE PUR VOI SARETE PIGRI E LENTI
A NON VOLERE ABBANDONAR L'ERRORE
NUOVO GIUDITIO A VOE ANNUNTIO E STIMO
CHE FIA MAJURE E PIÙ CRUDEL DEL PRIMO
GONFALONE DI MONTONE (1482)
Fu eseguito dal Caporali per la chiesa di S. Francesco. Si estende in basso il castello dei Fortebracci con mura diroccate e case abbandonate per la strage della peste (la morte è in un angolo con la falce) con ai lati in piccoli tondi due Santi. Al centro un cartiglio ricorda: A. D. M.CCCC L.xxxII OP. H. CONVENTUS.
Sopra al castello, è il popolo spartito e prono dalle fisionomie realistiche: donzelle, frati minori, monache, guerrieri e magistrati tra i Santi Sebastiano e Bernardino imploranti. Più in dietro sono in piedi S. Francesco e S. Antonio di Padova, S. Biagio e S. Giovanni Battista, S. Gregorio e S. Ercolano. Due esili Angeli in alto implorano protezione dal Cristo sdegnato. Bello e sereno il volto di Maria Regina, dal gesto e ricco manto come nei dipinti del Bonfigli.
Può essere ammirato nella Pinacoteca e museo comunale di Montone.
GONFALONE DI S. DOMENICO A PERUGIA
È opera di Giannicola Manni, discepolo del Perugino.
In alto Cristo è seduto maestosamente sul trono, con in mano le saette, con ai lati la Vergine e 5 santi patroni. Al centro sono tre Angeli: in mezzo uno presenta la tabella col:
Quello di destra scocca una saetta con l'arco, mentre quello di sinistra rimette la spada nel fodero. Sulla città sottostante è prostrato un gruppo di cittadini presentati dai Santi Domenico e Caterina senese. La tipologia si differenzia dagli altri gonfaloni.
GONFALONE DI BERTO DI GIOVANNI (1526)
Fu eseguito, Berto di Giovanni, seguace del Perugino, nel 1526 in occasione di una grave pestilenza. In alto la Vergine trattiene il braccio del Cristo che ha sguainata la spada. Lei indica il cartiglio sottostante:
Sotto è una bella veduta della città di Perugia, ricca di torri, da cui si allontanano i cittadini e sul popolo agitato, in un cartiglio svolazzante si legge:
GONFALONE DI DOMENICO VENEZIANO
Fu composto per la chiesa degli Eremiti di S. Agostino nel 1476 al tempo di una peste, con un profilo apocalittico.
Nella mandorla a sinistra è dipinta la croce del Giudizio tra stelle che precipitano, libro dei sette sigilli col mistico Agnello.
Ad ogni sigillo si legge: « Nascitur, abluitur, moritur, descendit ad yma, surgit, ascendit, veniet dies ejus ».
Intorno alla mandorla si legge:
PER SANCTAM CRUCEM TUAM MISERERE MEI
SANCTE DEUS SANCTE FORTIS SANCTE IMMORTALIS
MISERERE NOBIS AMEN.
Nella mandorla di destra è la Madonna del voto nella solita tipologia del manto aperto a protezione del popolo e dei magistrati ove si legge:
A MALA MORTE ET PESTE IN VIA
PREGA IHY CHE NON SIA...
DAL FLAGELLO DELLA SUA IRA
DEFENDE NOS SANCTA MARIA
Erano un'eco delle laudi sacre, sulla melodia delle ballate popolari che il popolo cantava in danza sacra, mentre si flagellava
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GONFALONE DELLA MADONNA DELLE GRONDICI
Raffigurante una Madonna con Bambino in trono tra san Sebastiano e san Rocco,La Madonna resuscita un bambino alla presenza dei genitori e dell'eremita fra Matteo orante, 1495 Gregorio Teutonico. Visibile al Santuario della Madonna delle Grondici di Tavernelle, Panicale
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GONFALONE DELLA CONFRATERNITA DI SAN VITALE (XV secolo)
Attribuito a Pietro di Giovanni Mazzaforte, proviene dall'Oratorio di San Vitale di Assisi. Su di un lato, la Vergine raccomanda i fedeli a Cristo benedicente. Entrambe le figure sono in una mandorla sostenuta da angeli. Sull'altro lato, una crocifissione con la Vergine, San Giovanni Evangelista e, sotto, il Beato Vitale circondato dai fratelli inginocchiati, con i SS. Francesco e Chiara (il Beato Vitale era un eremita che ha fondato la confraternita nel 1362 ca., sul Monte Subasio).
Il gonfalone è ora esposto alla Pinacoteca civica di Foligno.
GONFALONE DELLA PESTE DI NICCOLÒ ALUNNO
Così lo descrive lo Gnoli[][] "Nella produzione artistica di Niccolò di Liberatore, talvolta ardita e originale, spesso goffa e volgare, questo gonfalone occupa un posto secondario. Disegnata con robustezza, inspirata, piena di sentimento è la bella testa del S. Francesco, fra le migliori e più originali del maestro, mentre gli altri Santi hanno volti sgradevoli. Piacente e delicata è la Vergine, sebbene difettosa di forme; brutto il Salvatore, con ossatura da rachitico. [...] Più che per l'arte, questa tempera è di grande interesse per l'iconografia dei gonfaloni umbri e, sopra tutto, per la topografìa della città di Assisi nel XV secolo. [...] Nel dipinto dell'Alunno, eseguito certamente in occasione di una epidemia, sebbenue quasi tutti gli elementi iconografici di questo schema [umbro] siano conservati, pure li troviamo disposti in modo assai diverso, si da essere unico nel suo genere. [...] Siamo dunque in presenza di una figurazione nuova, originale, che si discosta da tutte le altre del genere, e, a chi sa quanto siano lenti e difficili tali innovazioni nella iconografia religiosa del tempo, recberà meraviglia che l'Alullno non si sia attenuto alla tradizione, col rappresentarvi almeno la consueta Madonna della Misericordia, ed abbia avuto la temerità di eseguire un Gonfalone della peste con una formula che non ha precedenti e che non tu mai seguita."
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Il Gonfalone è oggi esposto nella Pinacoteca comunale di Assisi.
Da ricordare anche il Gonfalone della Madonna delle Grazie, realizzato attorno al 1470 dalla bottega di Benedetto Bonfigli, che si trova nella cappella della Concezione, per la quale venne realizzato, della chiesa di San Giuseppe, conosciuta anche come Santa Maria della Concezione e “chiesa dentro”, oggi parte del Museo parrocchiale don Aldo Rossi
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Fonti e note
- 1
Gnoli, U. (1908). L'Arte Umbra alla Mostra di Perugia. Bergamo. pp. 45 e sg., e figg. 99-110
- 2
Lo stesso Gnoli precisa tuttavia che piuttosto di schema iconografico Umbro debba parlarsi di schema Perugino giacché "i centri artistici dell'Umbria, quali Foligno e Gubbio, come quelli vicini di Fabriano, Camerino, San Severino non conobbero tali figurazioni, e non può addursene neppure un solo esempio. I dipinti con la Madonna della Misericordia nel centro, i devoti e la città in basso, i Santi ai lati, e il Cristo in alto che scaglia i giavellotti come un Giove tonante, sono un prodotto della scuola Perugina, esclusivamente. Il primo a fissare questo schema completo in tutti i suoi elementi, sembra fosse Benedetto Bonfigli in quello della Confraternita in S. Francesco al Prato a Perugia, ridipinto e restaurato nel 1464. Molti di questi gonfaloni uscirono dalla sua bottega. Altri ne dipinse Bartolomeo del Caporale, perugino suo contemporaneo (Deruta, Montone, Montelabate)." Gnoli, U. (1911) Il "Gonfalone della peste" di Niccolo Alunno e la più antica veduta di Assisi. Roma: E. Calzone.
- 3
Fabbi, A. (1971). Antichità Umbre. Assisi: Pontificio Seminario Regionale. pp.319-321.
- 4
Cfr. scheda n. 19411 della Fondazione Federico Zeri http://www.fondazionezeri.unibo.it/ visitato nel mese di novembre 2012
- 5
Gnoli, U. (1911) Il "Gonfalone della peste" di Niccolo Alunno e la più antica veduta di Assisi. Roma: E. Calzone.
- 6
Santi, F. (1976). Gonfaloni umbri del Rinascimento. Perugia: Volumnia.