La chiesa di San Nicolò di Marrubia, i cui lavori di ristrutturazione sono terminati nel 2012, fa parte dell’elenco degli Ecomusei dell’Umbria1 quale Museo Geologico Minerario unitamente al Museo delle Miniere di Morgnano (che a sua volta comprende il Centro di Documentazione del Pozzo Orlando a Morgnano di Spoleto) e al Laboratorio di Scienze della Terra.
Fondata almeno nel XII secolo, la chiesa di San Nicolò de Marrubia ha attraversato secoli di trasformazioni. Un concio lapideo datato 1172, oggi murato sulla facciata dopo le modifiche del XIX secolo, testimonia l’esistenza dell’edificio già in epoca medievale. Questo frammento, parte dell’arco originario d’ingresso, offre non solo un prezioso riferimento cronologico (“ante quem”) per la costruzione della chiesa, ma anche notizie su un ponte — sicuramente sul torrente Marroggia — e su un vicino ospedale, probabilmente tra i più antichi della diocesi spoletina, di cui si perdono le tracce già dal XIII secolo.
Nel 1263, la chiesa fu affidata ai frati Agostiniani, che ne fecero un centro religioso e culturale vivace, inglobando anche la vicina chiesa di San Massimo.
Nel 1767 un terremoto la danneggiò gravemente, e per anni fu abbandonata, trasformata in fienile, fucina e persino fonderia. Solo nel XX secolo è tornata a risplendere grazie a un attento restauro.
Architettonicamente presenta una facciata semplice ma elegante che conserva un portale scolpito con lunetta affrescata, dove la "Madonna col Bambino" è affiancata dai Santi Agostino e Nicola. L’abside poligonale, con le sue bifore romaniche, racconta l’arte del primo romanico spoletino. All’interno, la tribuna con volta ad ombrello e le capriate lignee evocano l’atmosfera austera e mistica del Medioevo.
Fonti e note
- 1
L'Economuseo, secondo la Legge Regionale n.34/2007 “Promozione e disciplina degli Ecomusei”, nasce con le finalità generali di “ricostruire, testimoniare e valorizzare, con il coinvolgimento attivo degli abitanti, la memoria storica, la vita, i patrimoni materiali e immateriali, le forme con cui sono state usate e rappresentate le risorse ambientali, i paesaggi che ne sono derivati, i saperi e le pratiche delle popolazioni locali e le loro trasformazioni nel tempo”.