Il complesso di San Francesco a Monteleone di Spoleto rappresenta uno dei luoghi più articolati e significativi del borgo, dove storia, architettura e tradizione religiosa si intrecciano in modo particolarmente ricco. L’attuale chiesa sorse nel XIV secolo sopra un precedente oratorio benedettino del XII secolo e, pur essendo dedicata alla Madonna dell’Assunta, è conosciuta con il nome del Santo di Assisi per la presenza dei francescani, documentata a partire dal 1280. L’ordine utilizzò per secoli un sigillo che univa l’emblema francescano all’immagine dell’Assunta, a testimonianza della doppia identità del luogo.
La struttura originaria era a navata unica con copertura a capriate e un portico sul lato ovest, mentre sul lato opposto, nel Trecento, venne costruito il chiostro1. Tra il 1395 e il 1398 l’edificio subì una trasformazione radicale: una grande volta a tutto sesto suddivise l’altezza interna in due livelli, creando una chiesa superiore e una inferiore. In questa fase furono realizzati la nuova facciata, il portale, la sacrestia e il corridoio di collegamento con il convento. La parete ovest venne arretrata e ricostruita in linea con i pilastri del portico, generando un ambiente intermedio poi suddiviso in due piani: quello inferiore destinato a sepolcreto, quello superiore trasformato nell’attuale navata laterale minore, caratterizzata da crociere e pilastri trecenteschi.
Il terremoto del 1703 provocò gravi danni, causando il crollo del tetto e della parte superiore della facciata. La ricostruzione portò alla realizzazione dell’attuale soffitto ligneo a cassettoni, dipinto nel 1760 da Giuseppe Frigerio da Norcia con simboli mariani. Tra il 1956 e il 1960 un importante intervento della Soprintendenza restituì leggibilità agli affreschi, ricostruì la copertura e rinnovò il pavimento in cotto.
La facciata, oggi incompleta nella parte sommitale, conserva un notevole portale ogivale in pietra locale, arricchito da colonne tortili, motivi naturalistici e figure scolpite attribuite a maestranze lombarde. Gli stipiti poggiano su leoni stilofori e presentano un articolato repertorio figurativo che richiama il *Cantico delle Creature*, mentre i capitelli mostrano simboli guelfi e ghibellini, probabile allusione alle tensioni politiche che interessarono il borgo medievale.
L’interno è articolato in due navate: quella principale, lunga circa 44 metri, è coperta dal soffitto ligneo settecentesco; la navata minore, frutto della trasformazione trecentesca, conserva la sua struttura a crociera. Le pareti ospitano numerosi affreschi realizzati tra XIV e XVI secolo, spesso sovrapposti o mutilati dagli interventi successivi. Tra le opere più significative si trovano una *Dormitio Virginis*, immagini di santi, una Crocifissione frammentaria e varie raffigurazioni mariane. Particolarmente rilevante è la presenza del simbolo del Tau, inciso su un’acquasantiera longobarda e richiamato dalla tradizione francescana.
Il presbiterio conserva un altare barocco in marmo donato nel 1694, un paliotto in pietra con testine angeliche e il coro ligneo quattrocentesco con quattordici stalli. Al centro è collocato un Crocifisso ligneo del XIV secolo. Le pareti laterali ospitano affreschi cinquecenteschi e una serie di tredici tele raffiguranti Cristo e gli apostoli, donate nel 1666 dal prelato Tommaso Sereni. Nella navata minore si trovano un fonte battesimale con elementi romanici, una statua longobarda di Santa Maria Maddalena e una grande cornice lignea con una tela dell’Immacolata.
Il chiostro superiore, oggi coperto da una tettoia, conserva nove lunette settecentesche dedicate alla vita di San Francesco e una raccolta di materiali archeologici e scultorei di epoche diverse, organizzata come un piccolo antiquarium. Tra i reperti spiccano frammenti provenienti dalla chiesa di San Nicola e una statua romana acefala.
La sacrestia custodisce un importante arredo ligneo del 1700 donato da Padre Felice Rotondi, insieme a paramenti, suppellettili e due statue lignee della Madonna con Bambino, una del XIII e una del XVII secolo. Le vetrate moderne, realizzate dalla ditta Mellini di Firenze, includono una grande raffigurazione dell’Assunta progettata dall’architetto Guerrino Cardinali.2
I lavori di consolidamento e restauro della chiesa di San Francesco, avviati dopo il sisma del 2016, sono stati portati a termine il 5 settembre 2025. L’intervento, coordinato dall’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal terremoto, ha restituito piena stabilità strutturale all’edificio e ha permesso di recuperare anche le superfici decorate danneggiate dagli eventi sismici. Con la conclusione del cantiere il è stata revocata l’inagibilità, consentendo alla chiesa di tornare fruibile dalla comunità3.
Fonti e note
- 1
La Chiesa di San Francesco è un edificio romanico‑gotico nelle origini, con forti caratteri gotici trecenteschi e significativi innesti barocchi dovuti ai restauri post‑sisma del 1703. È un esempio emblematico di architettura umbra stratificata, dove ogni epoca ha lasciato un segno riconoscibile.
- 2
Sperandio, B., Chiese Romaniche in Umbria, Regione dell'Umbria, Quattroemme, Perugia, 2001, pp. 87-88
Corona, A., Monteleone di Spoleto: guida storico-turistica, Spoleto: Panetto & Petrelli, 1980. pp. 80 - 3
“Monteleone di Spoleto: Terminati i Lavori alla Chiesa di San Francesco.” Ufficio del Soprintendente Speciale Sisma 2016, Ultimo aggiornamento 28 Gennaio 2026, 11:49 Monteleone di Spoleto (PG): torna agibile la Chiesa di San Francesco visitato nel mese di febbraio 2026