Ex Monastero di Santa Maria di Vallegloria Vecchio

Comune: Spello
Edifici religiosi: Abbazie, eremi, monasteri
Aneddotica: Eventi miracolosi
Perché è interessante
Il monastero conserva la memoria di due religiose vissute tra la fine del XII e la metà del XIII secolo: la beata Balbina, nipote di santa Chiara, e la beata Pacifica, a cui la tradizione lega il prodigio della sorgente. Secondo le cronache vi predicò san Francesco, che donò il suo mantello alle monache.

Il monastero di Santa Maria di Vallegloria, detto “Vecchio”, sorge sul versante meridionale del Monte Subasio, sul ciglio del fosso di Vallegloria, a due chilometri da Spello, lungo la strada che porta a Collepino. Salendo da Spello, in alto sulla sinistra, si scorge un nucleo rurale nato sulle rovine dell’antico edificio. 

Disegno delle rovine del Monastero di Santa Maria di Vallegloria, detto “Vecchio”
Rovine del Monastero di Santa Maria di Vallegloria, detto “Vecchio”

Secondo la tradizione, il monastero fu costruito nel 560 dai primi seguaci di san Benedetto da Norcia, che lo affidarono alle monache dette “incarcerate”: donne oblate legate alla fondazione di San Silvestro di Collepino, penitenti che non seguivano alcuna regola. Balbina, figlia di Offreduccio e nipote di santa Chiara, vi prese i voti nel 1196, quando il monastero faceva ancora capo all’Ordine di San Benedetto ed era sotto la cura dei monaci di San Silvestro di Collepino. 

La beata Balbina godette della protezione di papa Gregorio IX. Nel 1213 vi predicò san Francesco, che nel 1219 donò alle monache il suo mantello. Intorno al 1213 Balbina, passata alla regola di santa Chiara, riformò il monastero e ne divenne badessa; il passaggio alla regola francescana fu sancito nel 1236 da Gregorio IX. In quell’anno, con la soppressione dell’abbazia di San Silvestro, le religiose ne incamerarono i beni e divennero clarisse. 

Nel 1230 fu nominata badessa la beata Pacifica di Assisi, che vi rimase fino al 1251. Nel 1320 le monache si trasferirono in un monastero omonimo entro le mura di Spello: da allora il complesso originario fu detto “Vecchio”. 

La facciata della chiesa rispecchia le forme romaniche tradizionali, il complesso pero' ha subito numerosi interventi che ne hanno alterato l’aspetto originario ed è stato in seguito ridotto a casa colonica e a ricovero per animali, a causa dei terremoti succedutisi negli anni è oggi pericolante e fatiscente 1 . 

Una leggenda racconta che, durante i lavori di ampliamento, venne a mancare l’acqua. Pacifica pregò con le consorelle e un angelo indicò il punto in cui sarebbe sgorgata la sorgente, posta di fronte al monastero. Il miracolo è raffigurato in un dipinto di Cesare Sermei (1584-1668), nella chiesa di Santa Maria di Vallegloria a Spello.

Fonti e note

  1. 1

    Sperandio, Bernardino, Chiese romaniche in Umbria, introduzione di Bruno Toscano, fotografie di Bernardino Sperandio, Perugia, Quattroemme, 2001, p. 108.
    Farnedi, G., Togni, N., Monasteri benedettini in Umbria: alle radici del paesaggio umbro. Regione Umbria. Cesena: Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, p.149.
    Guiducci, S., Assessorato al Turismo del Comune di Spello (a cura di), Guida Turistica di Spello. Itinerari fra storia arte natura, Comune di Spello, 2009.
    “Ex Monastero di Santa Maria di Vallegloria Vecchio.” Beni Abbandonati, Ministero della Cultura, beniabbandonati.cultura.gov.it. Consultato il 21 ottobre 2026.

    Valutazione:
    Valuta questa risorsa
    0